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Maria Grazia Franceschetti
Nacionalidad:
Italia
E-mail:
mfranceschetti73@vodafone.it
Biografia

Maria Grazia Franceschetti

Maria Grazia Franceschetti è nata a Fiesso Umbertiano (RO) e risiede a Rovigo. Cellulare 3401156439- e-mail mfranceschetti73@vodafone.it

Laureata in Scienze della Formazione e dell’Educazione presso la facoltà di Roma. Appassionata di arte, poesia, narrativa, teatro. Compositrice di successo di video poesia e cortometraggi. Ha avuto significati riconoscimenti dalle giurie dei premi di poesia ai quali ha partecipato. Tra i numerosi primi premi avuti si cita: il Primo premio al concorso nazionale di poesia “ Romeo Lesti”, il Primo premio al concorso internazionale “Energia per la vita”, Primo premio al “Città di Cattolica”, Primo premio al “Festival dei due parchi”, ed anche “Cinque Terre-Golfo dei poeti”.

Ha ottenuto il Secondo premio al prestigioso concorso “Città di Como per i cortometraggi” In tanti altri premi ha vinto menzioni, premi speciali, della critica e della giuria come al “World Literary Prize” svoltosi a Parigi. Autrice dei seguenti volumi di poesie: “Onirici Riflessi” editore La Galiverna.

Il libro “ Onirici Riflessi” è stato presentato a Fiesso Umbertiano con notevole successo. Poi “ Resta il cielo nel tempo dell’attesa” edizioni Arsenio. E’ in fase di allestimento un terzo volume di poesie frutto di un riconoscimento al concorso letterario internazionale “ Città di Monza”.

Fa parte dell’associazione culturale “Autori Polesani” È socia della prestigiosa “Camerata dei Poeti di Firenze” Inserita tra i poeti italiani nel movimento mondiale di poesia “Poetas del Mundo”.

E’ inoltre molto conosciuta e amata nell’ambiente letterario per la sua empatia e immagine. Appassionata sostenitrice di tutte le forme artistiche che portano all’armonia della vita. Tra i suoi hobby il giardinaggio ed ogni altra composizione che crei bellezza e colore.

 

La sposa bambina

 

Non si possono togliere i sogni

a Mahala, vestirla di bianco e prenderla

in sposa con inganni e lusinghe.

Troppi pochi i suoi nove anni

per essere donna, dare la vita

ad un uomo e farsi amante

in un letto di orrori e libidini.

Non si può dare ad una bimba

il peso di un figlio, ma solo quello

leggero di una bambola con cui

giocare ad essere mamma,

farle cambiare il destino da bambina

a moglie e merce di scambio.

 

Si può solo lasciarla alla sua età

di stupori e meraviglie,

ai suoi giri di danza su dune infuocate,

al coro felice dei fanciulli all’ombra

dei palmeti e togliere la tristezza

dagli occhi nerissimi, ridarle i suoi voli

di rondine, quel sorriso d’avorio,

tutto il tempo dorato della giovinezza.

Non si può a nove anni scambiare

la gioia con l’incubo e il dolore

schiava di un uomo padrone, rubarle

lo splendore delle favole di luce,

la stagione serena dei giochi, delle grida,

l’infanzia azzurra dei cieli.

 

Il vecchio mulino                                                                      

 

Sei tu che corri a perdifiato

verso la vita lungo i canali,

io che a bocca aperta

seguo voli di farfalle e calabroni.

Giochiamo ancora là

tra le pale del vecchio mulino

nei gorghi, nei rivoli del fiume.

Anche se adesso tutto tace

e la resa ha l’amaro degli anni

e degli inverni tra le macerie e i rovi,

anche se sono lamenti la ruggine,

i cigolii di quella ruota, gioco

e meraviglia allora tra l’acqua e il cielo.

Ma quella vita che attraversammo

nel sogno e nella gioia

ritorna a farsi grano e farina,

magia d’un tempo che macinava

polvere bianca e stagioni azzurre senza confini.

Adesso ancora canta la nenia di giri

e manovelle, il brontolio degli ingranaggi,

si fa ancor mistero quel disegno

cucito sulla pelle di giorni chiari

e favole di luce.

Ed è linfa che ritorna nelle nostre vene

quel rinascere fanciulli sulle aie,

tra le mura di quel mulino rosa

che alzava vento e sogni,

calava fragranze e orizzonti

nell’orto dei nostri anni felici.

 

ANTICO RUDERE

 

Non si sgretola, non vuol morire

quel brandello di casa lungo la

strada arginale che porta al fiume,

guarda attenta i suoi argini deserti.

L’acqua scura corre danzando,

in vortici e mulinelli bisbigliano

abbracciati verso il mare.

 

Alleggia echi di voci mute tra le

mura rotte di quel vecchio rudere

sembra bisbigliare storie di freddo

di povertà, miseria, di gente

coraggiosa nell’affrontare straripamenti

improvvisi del fiume e nebbie grigie

fitte che bagnava le persone.

 

Quel casolare sberciato ferito

sembra ora guardare il cielo

mentre scende la notte e il buio

silenzioso ammanta la valle, solo

la poiana stride il suo fischio

alla luna che pallida risplende

nell’acqua i suoi argentei riflessi

illuminando tenuamente il rudere.

 

Si ascoltano sussurri ormai

perduti oltre il tempo che

sgretola le pietre, lambisce

quel brandello di muro che

ancora spera e guarda  alla vita,

nel chiarore di lucciole e stelle tremolanti.

 

 

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